Riconciliarsi con la parte di noi che sa, sente e trasforma

Oggi, 31 ottobre, si celebra un’antica ricorrenza di origini celtiche: Samhain, la festa che segnava la fine del raccolto e l’inizio del periodo più buio e freddo dell’anno.
Era considerato il Capodanno celtico, il momento in cui il velo tra i mondi si assottigliava e gli spiriti dei defunti potevano tornare sulla Terra.
Per questo si accendevano fuochi sacri e si svolgevano rituali: un modo per onorare ciò che finiva e accogliere ciò che stava per rinascere.
Samhain è anche noto come il Capodanno delle streghe.
La figura della strega, nella tradizione popolare e nella teologia medievale, è stata spesso fraintesa: vista come donna pericolosa, in contatto col male, dotata di poteri oscuri.
Eppure, in molte culture del mondo, la “strega” era in realtà una custode del sapere antico — una guaritrice, una sciamana, una donna che conosceva la natura, i cicli, l’anima.
E se quella strega fosse una parte di noi che ancora teme di mostrarsi?
Forse la persecuzione delle streghe non parla solo del passato, ma di una paura umana della libertà interiore — quella che nasce quando mente, corpo e intuito tornano a dialogare.
Quante volte, anche oggi, mettiamo al rogo parti di noi stesse?
La sensibilità, la creatività, la lentezza, l’accoglienza.
Tutto ciò che non è “produttivo”, tutto ciò che non si spiega con la logica.
E se invece di negare quella voce, imparassimo ad ascoltarla?
Come in ogni percorso di cura, il primo passo è dare spazio, accogliere, comprendere cosa ci sta insegnando.
Oggi essere streghe può significare proprio questo:
avere consapevolezza, saper regolare le proprie emozioni, ritrovare il contatto con la natura e con i nostri rituali quotidiani.
Non si tratta di magia nel senso antico del termine, ma di un sapere sottile che unisce mente e spirito.
Se possiamo comprendere tutto questo, possiamo anche trasformarlo e accettarlo.
Perché, in fondo, la vera magia è comprendere e lasciar essere. 🌙
Se queste parole hanno risvegliato qualcosa in te, prenditi un momento per ascoltarlo.
La strega interiore non chiede risposte, ma presenza.
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