Una delle piacevoli scoperte nel corso dei miei studi.
Ricordo che appena lessi la parola ne rimasi subito stupita, ammaliata.
Ecco se esiste una top ten delle meraviglie che una persona si ritrova a studiare, l’epigenetica per me, sta in cima.
La parola fu coniata nel 1942 dallo scienziato e filosofo inglese Conrad Waddington (1905-1975), dall’unione delle parole genetica (la branca della biologia che studia i geni e l’ereditarietà), e della parola epigenesi (la teoria secondo cui l’adulto si sviluppa a partire dall’embrione attraverso un processo graduale). E fa riferimento ai quei fenomeni che, attraverso il dialogo fra le informazioni genetiche e l’ambiente, portano dal genotipo al fenotipo. Per semplificare il discorso tutte quelle caratteristiche, o meglio modifiche ereditabili che possono variare l’espressione di un gene pur non modificando il nostro DNA 🧬
Forse vi verrà in mente questa domanda: cosa collega l’epigenetica alla mente?
Ci sono stati diversi studi scientifici che dimostrano come eventi traumatici possono alterare la metilazione del DNA (ovvero quel processo genetico che si verifica al legarsi di un gruppo metilico ai siti ricchi di citosina, chiamato anche silenziamento genico e che induce all’inibizione dell’attività trascrizionale di quel gene).
Avete mai sentito parlare di trasmissione intergenerazionale del trauma?
Uno degli studi che ho potuto leggere fa riferimento ai figli dei sopravvissuti all’Olocausto. Qui fu scoperto come pur non avendo assistito direttamente al trauma, era comunque stata trasmessa un’alterazione di metilazione del gene NR3C1, gene che modula l’attività dell’asse HPA (asse ipotalamo – ipofisi – surrene) in relazione all’esposizione ad un evento stressante.
Questo gene codifica i recettori GR glucocorticoidi che vi sono a livello ippocampale e della corteccia prefrontale e quando vi è alta densità avviene un rapido assorbimento del cortisolo che è in circolo andando ad influire sugli effetti che questo ormone ha sull’organismo in caso di stress. Se questo gene viene silenziato, di conseguenza vi sarà minore disponibilità di recettori GR con un riassorbimento del cortisolo minore e quindi una maggiore reattività allo stress.
Studi successivi indicano che in questo processo non è conivolto solo il nostro cervello anche organi e tessuti, come il nostro sistema immunitario.
Questo mondo mi affascina così tanto da averlo citato nella mia tesi, ma sento che è come un richiamo molto forte.
Vorrei approfondire e farmi affascinare sempre di più dalla meraviglia umana.
Avete mai sentito parlare di tutto ciò?
Vi leggo nei commenti…



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