Oggetto transizionale

D. Winnicott sosteneva che non è l’oggetto che è transizionale, ma rappresenta la transizione del bambino da uno stato di essere fuso con la madre ad uno stato di essere in rapporto con essa come qualcosa di esterno e separato.

Da bambini abbiamo necessità di superare l’angoscia data dalla separazione dalla propria madre. Durante lo sviluppo infantile il bambino necessita, per rilassarsi, la ricerca del pollice (che porta anche nella zona orale), un lembo di coperta, oppure un peluche.
Di solito prima di addormentarsi o al momento della separazione, il bambino sperimenta questa angoscia.

Winnicott spiega come tra il pollice ed il manipolare un oggetto si forma un’area che non è né soggettiva e nemmeno oggettiva, diventa come un oggetto che non fa parte del bambino ma che non viene riconosciuto come una realtà.

Tra il mondo soggettivo (ambiente interno) e il mondo oggettivo (ambiente esterno) vi è un’area intermedia ovvero l’area del gioco del bambino. Questo luogo non è interno e nemmeno al di fuori, è uno spazio potenziale con la madre (o con la persona che si prende cura del bambino).

Dunque il peluche riesce a fare la funzione della madre o di chi si prende cura di lui, nei momenti della sua assenza. L’oggetto transizionale permette il distaccarsi dalla madre pur tenendola accanto a se stesso. Mi piace pensare ad un ponte che collega mondo interno ed esterno.

Ma questo oggetto può esistere anche nell’età adulta. Provate a pensarci, vi è mai capitato di non uscire senza cellulare, di avere un gesto ripetitivo che vi tranquillizza (come ad esempio toccarvi continuamente i capelli?).

Oppure la famosa sigaretta, il gesto di bere la birra dalla bottiglia (che ricorda il famigerato biberon).

Avete mai pensato come anche stare con una persona che realmente non è amata e desiderata può diventare un sostituto della “coperta di Linus”.

Vi lascio con questa riflessione: oggi siamo circondati da oggetti che possiamo definire mediatici, che ci aiutano a lenire questa angoscia. Come la coperta o il peluche ci aiutava da bambini, succede di mantenere o di avere oggetti che ci aiutano ad affrontare il disagio che stiamo affrontando nella realtà che ci circonda.

Io penso che il mio oggetto transizionale sia la musica. Ed il tuo?

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Ciao Sono Maria Rosa, Mental Coach e Dottoressa in Psicologia, Specializzanda in Neuroscienze.

Questa combinazione mi permette di unire la comprensione scientifica della mente con strumenti pratici di crescita personale.

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