
Dove finiscono i ricordi dolorosi?
Vi siete mai chiesti dove mettiamo i nostri ricordi che ci fanno male?
Da sempre curiosa di comprendere come funzioniamo, come ci muoviamo e perché ci comportiamo in una determinata maniera, me lo sono chiesta più volte.
La mia storia personale è stata caratterizzata da una malattia rara che mi ha fatto vivere parte della mia infanzia e adolescenza in ospedale.
In un periodo, per fortuna limitato nel tempo, dovevo recarmi in ospedale a fare una terapia speciale a giorni alterni e che durava diverse ore.
Provavo dolore fisico ed emotivo.
Quello emotivo lo ricordo, e lo ricordavo ma quello fisico fatico e faticavo a trovarlo nei miei ricordi.
A volte mi capitava di sognare di fare questa terapia e nei sogni sentivo il dolore fisico che provavo.
Grazie al lavoro svolto con la mia terapeuta, e ai miei studi sono arrivata a comprendere che il nostro cervello tende (per una sorta di istinto di protezione) alla rimozione.
Secondo S. Freud questi ricordi non raggiungono la “sfera” della consapevolezza per un meccanismo di protezione che egli appunto definì “rimozione”
Come se questo tipo di esperienze traumatiche finisco in un oblio.
Sappiamo che ricordare un trauma è come riviverlo, dunque il dolore torna ad essere presente.
La nostra mente può rimuoverlo appunto per questo, ma può a volte ricomparire nei nostri sogni.
Nessuno dimentica veramente.
Quello che ci accade rimane per sempre dentro di noi, e viene tramandato geneticamente ai nostri figli.
Sta a noi decidere di elaborarlo oppure no!


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